Casa Arosio, Arenzano

progetto
1956 - 1959
realizzazione
1956 - 1959
collaboratori

Elena Balsari Berrone (progettista del verde)

costruttore
Otello Celadon (impresa edile)
committenza

Arosio, Paolo

caratteristiche costruttive

Facciata: intonaco vetroso bianco

Copertura: piana, a giardino pensile

Serramenti: in legno pitch-pine, schermati da persiane

Struttura portante: in mattoni

descrizione
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Nata sulla scia di un ambizioso progetto di urbanizzazione della pineta di Arenzano - firmato da Ignazio Gardella, Marco Zanuso e Guido Veneziani- la casa unifamiliare per la famiglia di Paolo Arosio è il primo intervento, in ordine cronologico, compiuto da Magistretti nel comparto residenziale di Capo San Martino, che di lì a poco vedrà anche la realizzazione del complesso Marina Grande (1960-1965) e della casa Gardella (1963-1964).

L'edificio è caratterizzato dal susseguirsi di volumi distinti articolati seguendo i dislivelli del terreno in pendio, a cui si lega tramite una scala esterna in calcestruzzo armato sagomato, priva di balaustre. La scala conduce dal livello d'ingresso alla copertura, concepita - insieme a Elena Balsari Berrone, progettista del verde - come una serie di giardini pensili che estendono in quota lo spazio intorno alla casa, contribuendo alla perfetta integrazione tra il costruito e il paesaggio, che viene anzi arricchito dai numerosi percorsi esterni tra un giardino e l'altro consentendo di godere di viste inattese.

La complessa morfologia esterna si riflette in spazi interni dominati da profonde visuali, grazie alla scelta di sostituire le tradizionali partizioni murarie con brevi scalinate che al contempo collegano e dividono gli ambienti in base alla loro funzione, richiamando alla mente il concetto di "Raumplan" elaborato da Adolf Loos per edifici come la villa Steiner (1910). Così il cuore della superficie domestica è costituito da un vasto soggiorno, su cui si aprono l'ingresso - posto a una quota superiore - la zona pranzo, ribassata e protetta dal camino e, inaspettatamente, la camera da letto padronale, schermabile all'occorrenza tramite una persiana scorrevole. Anticipando la soluzione adottata per la casa Bassetti ad Azzate (1960-1962), la zona desinata ai figli acquista autonomia rispetto allo svolgimento della pianta, venendo isolata al piano superiore e proiettata all'esterno su una terrazza-giardino che consente accesso diretto e indipendente alle camere.

La costruzione, realizzata dalla ditta genovese di Otello Celadon, ha struttura in mattoni pieni con camera d'aria e solai in cemento, in cui le facciate esterne sono protette da una miscela di cemento bianco e polvere di vetro che conferisce alle superfici un particolare effetto di traslucenza. L'accostamento di questo materiale all'ardesia di davanzali e copertine determina un leggero contrasto cromatico, mentre serramenti e persiane sono realizzati in legno pitch-pine dipinto di bianco come le pareti.

Proprio le persiane furono il pretesto scatenante della polemica sorta intorno alla villa in seno all'undicesimo ed ultimo CIAM, svoltosi a Otterlo nel 1959: lette come un segno di ribellione rispetto all'ortodossia razionalista contribuirono, insieme al carattere ambientalista della casa, ad allargare il solco scavato tra l'architettura italiana di quegli anni (improntata al recupero di riferimenti alla propria storia costruttiva, alla tradizione dei luoghi e appunto al rapporto con l'ambiente, così palese in casa Arosio) e il gotha dei progettisti europei. Con la Torre Velasca dei BBPR, la mensa Olivetti di Ignazio Gardella a Ivrea e il complesso per abitazioni di Giancarlo de Carlo a Matera - presentati allo stesso convegno e ugualmente criticati - l'edificio di Arenzano può infatti essere letto come uno dei più significativi esempi della «ritirata italiana dal Movimento Moderno», teorizzata da Reyner Banham nell'aprile dello stesso anno e strenuamente difesa, invece, da Rogers come frutto di un'improrogabile riflessione sugli sviluppi del Razionalismo.

categorie

architettura per la residenza, il terziario e i servizi

bibliografia

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scheda a cura di Maria Manuela Leoni
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